De imago-sonum

L´immagine-suono.

Tre punti riassumono il rapporto che intercorre tra la psicanalisi e l’antropologia del suono. Questi collimano con le diverse accezioni del termine “immagine” enumerate da Lacan nel celebre saggio dei suoi Scritti dal titolo Rivoluzione del metodo freudiano.
Pertanto, al concetto di immagine-suono possono ascriversi le seguenti significazioni:
• forma intuitiva dell’oggetto sonoro.
• forma plastica dell’imprinting uditivo (l’engramma).
• forma generatrice di uno sviluppo (funzione ideativa).

La quota di pensiero delegata a sostenere una libera e arbitraria interpretazione del Mondo, per quanto animata da una sua cogente necessità, decide sulle scelte compiute durante un cammino, come durante un percorso di ricerca. Questa una volta era la definizione della Morale e in questo senso l’antropologia ha sempre vissuto delle insufflazioni di una metafisica dell’Altro e dell’alterità in assoluto.
In relazione al suono, e a quella sfera del campo aurale percepita “esteticamente” dall’uomo e per questo definita “musicale”, la questione sembra riguardare quanto questa “intuizione” aprioristica del Mondo sia possente nel campo di relazione con l’Altro, ovvero nei prodotti di questa stessa “chiave metafisica”, sia essa un modello di conoscenza o una matrice di senso, cioè che riguardi indifferentemente l’Epistemologia o l’Estetica. La nostra piccola “conoscenza segreta” – in antropologia del suono – la chiamiamo immagine-suono.
Si stia vivendo col corpo l’esperienza estesica del suono, o si stia progettando un ascolto, l’edificazione del ricordo corrisponde ad un avvitamento di senso che solca la genetica del processo mentale che ricondurrà a una specifica matrice ideativa, al suo engramma, al suo Godimento.
Il confronto con la potenza del suono costringe comunque sempre a “rispecchiarsi” in una rappresentazione interiore.
Cosa viene rappresentato, però, sembra essere in costante dipendenza dell’apporto cognitivo di altre sfere sensoriali.
Se da una parte il dato sonoro non possiede caratteri di univocità nei suoi effetti di senso. Questi possiedono la virtù di ripresentarsi autonomamente attraverso il Paesaggio Sonoro.
È in questi termini che si fa riferimento a un sovrascolto. E si parla di un sovrascolto del groove quando la presenza del suono diventa una matrice inconscia della ritualità quotidiana, quando elementi di ritmicità presenti nell’ambiente diventano cadenza interiore, battito del pensiero, flusso regolatore del logos nella performance musicale.
Come nella visione e in ogni altro senso, anche dentro l’ascolto qualcosa può fare da figura e qualcosa da sfondo. La forma del continuum è la principale Gestalt di rappresentazione dello sfondo sonoro, la materia caotica risonante in opposizione alla quale emerge la figura aurale. La partecipazione al flusso risonante allora sarebbe il primigenio contributo al senso.
Il mondo naturale funziona similmente. Ma solo la proiezione psichica in un punto d’ascolto nell’Altro sembra legittimare la performance musicale, come la composizione e il sound design.
Quanto è deciso nella sfera del Godimento del suono, o dell’ascolto godiferante, ce lo descrive il contesto psicanalitico. Nel setting terapeutico colui che parla destina ad un “Soggetto-supposto-sapere” la propria costruzione di senso, autorappresentandosi. Allo stesso modo, nel canto, il parl-essere, gode della sua performanza: in entrambi i casi si gode del Significante.
Il Significante strictu sensu è indefinibile: da un lato è qualcosa che ancora non ha un senso, dall’altro non è neanche più soltanto l’effetto della sensazione.
Quando una serie di significanti trova organizzazione in uno sviluppo temporale compiuto, trovando chiusura e totalizzazione in una narrazione è dell’immagine-suono di un Altro che si sta godendo, senza necessariamente dover comprendere.
È nei termini di un logos aurale che chiede d’essere accolta una realizzazione Folk Cinema.

3. A Sondscape Odyssey