MoráL

 

SCREENPLAY TRAILER
orlando furioso1 orlando furioso2

 

[scena di passaggio da BERLIN > 1.LUGLIO a 2.AMY]

VOICE-OVER

“Non viviamo che in un perenne e autistico medioevo dello Spirito, dove fa finta di essere sereno chi in realtà si arrende. Ad un certo punto, anzi da sempre, abbiamo smesso di interessarci di ciò che ci circonda e ce ne siamo andati sulla Luna. Quand’ero piccolo piangevo guardando la Luna.

Era una madre che mi era sempre mancata.  Era l’Aldilà in cui avevano vinto i turchi. I Saraceni.

A Berlino alla fine mi chiedevo sempre se non avessero già vinto loro, mentre nella penisola italica scempiava l’ennesimo orrore. I pochi mercenari italici che potevi trovare in un angolo qualsiasi di un quartiere qualsiasi del centro di Berlino erano tutti impegnati a vendere roba da mangiare.

Pura merda Italiana. Io però ero qui perché avevo fatto un patto con Lucifero [Giacomo Orlando] e Mefistofele [Manuel Diemoz].

Dovevo tutto a loro se ero riuscito a comprarmi una casa varcando continuamente la frontiera dall’uno all’altro mondo.

L’italia sin da sempre è stata un modello concreto di realizzazione dello stato anarchico, a cui sin da sempre ha fatto da contr’altare un raffinatissimo teatro politico che affonda le sue radici nella commedia dell’arte. La primigenia forma di teatro professionale. Noi tre però eravamo un prodotto perfetto, il risultato di generazioni e generazioni di sciacalli addestrati a fare scempio della mano d’aiuto che ci veniva incontro da nostra madre sorella Luna. Alla fine venivano qui sulla Luna tutti i migliori reietti dell’impero in declino. Inviati dalle proprie famiglie dei rispettivi delle rispettive casate e paesi d’origine per offuscare il dramma di un’impossibile prosecuzione della Stirpe.

Noi avevamo avuto un concept, valeva dire che avevamo inflitto un colpo basso alle lunari creature indigene che piano piano avevano cominciato a contaminare il loro innocente candore con il Pantone di pelli e sudori provenienti dal Sud. I Turchi avevano vinto. Ma a noi non interessava, ovviamente. Eravamo qui per cavare denaro alle banche tedesche con il metodo tutto nostrano, del Belpaese, dai tre colori.

Il ristorante si chiamava La Scarpetta col Baffo.

Tu venivi, ti sedevi e ti venivano servite pentole coi resti di scorpacciate che altre persone ci avevano, a loro volta, commissionato. In sostanza tu pulivi la pignatta, col pane, ottimo pane di grano antico, questo cerale che non serve ad altro che ad inacidire il sangue, un carburante scarso che nessun altro animale ci ha mai invidiato, se non – forse – gli uccelli. Gli uccellini, non certo i rapaci.

E non si può dire neanche che fossimo dei rapaci, il tutto sovente era ben orchestrato.

Era solo lui, Mefistofele, che spesso per indole trovava da ridire, rigorosamente in disparte, dopo aver rovinato la vita allo scellerato di turno con le sue maledizioni.”