Manifestory

history

Folk Cinema officially born in 1980 as Mario Calderaro.
After a long academic education he decided to continue to work independently on the concept developed first during the BA thesis in Ethnomusicology and then during the PhD research in Anthropology of Sound: the image-sound (immagine-suono), a development in acoustic terms of Deleuze’s ‘image-time’ and Lacan’s unconscious system. Actually he survives just gardening, making films and working as a free-lance sound-designer for theatre, cinema and art-installations. Whereas Folk Cinema regards audiovisual compositions developed around common authorial instances in accordance to image-sound’s theory. It is an attempt to reach unconscious processes basing a cinematic experience on sound’s structure. So that Folk Cinema is not really “someone” but rather a “somehow”, a method.

In 2007 the project officially starts with Folk Cinema N°1 (Resilience In Grime) first presented as a PhD research project in Cinema & Theatre at the University of Turin, and rejected (see Folk Cinema n°1 – Prologo);

Since 2008 Folk Cinema goes on as a PhD research project in Anthropology of Sound thus pushing forward the realization of Folk Cinema – Cronosfera set in one of the bigger Eco-monsters of Europe: the unfinished dyke of Blufi, province of Palermo, Sicily (see page);
In August 2013 started a one-year shooting plan – each month one recording session following a path inside the Madonie highlands – for the realization of Folk Cinema – Alice (actually in post-production) inspired to the second Alice’s novel from Lewis Carroll Through the Looking-Glass and a fictional tantric zodiac (see page);
Before summer 2015 a new project started to grow connecting Folk Cinema to the creative exile from Italy and the issues of cultural dominance and decadence. The shootings are still going on under the name of Folk Cinema – Morál (see page)…

manifesto

1. Folk Cinema è attualmente un progetto di cinema collettivo.

2. I contenuti di Folk Cinema sono in stretta dipendenza dalla storicità dei realizzatori.

3. La realizzazione Folk Cinema è programmata su una struttura di improvvisazione dall’estensione temporale variabile. Una struttura d’improvvisazione è composta da un’immaginario e un insieme di sintomatologie performative. In essa le immagini sono il risultato di un’indagine sul campo e l’elaborazione riflessiva subentra unicamente nell’analitica del montaggio.

4. Il film, la totalità audiovisiva, produce un’entità aurale a sé stante (immagine-suono).

5. In Folk Cinema ogni realizzatore è un co-autore.
Ogni mansione tecnica viene considerata alla stregua di una prestazione artigianale.

6. In Folk Cinema ogni attore è un co-autore.
L’attore non-professionista è una risorsa in quanto sorgente di senso immediata.

7. In Folk Cinema il regista è letteralmente un ‘direttore’, un coordinatore.

8. In Folk Cinema la narrazione viene predisposta dallo scorrere degli eventi nel tempo: come nel cinema etnografico e come un processo di rimemorazione.

9. La composizione sonora edificata su una drammaturgia propria della spazializzazione sonora – immagine-suono –  è un campo d’investimento che ripristina i confini dell’autorialità.

10. La dimensione economica in ogni progetto Folk Cinema deve essere mantenuta scevra da collegamenti con l´esperienza cinematografica collettiva.

11. Questa premessa è consustanziale al processo di condivisione autoriale.

12. Ogni infrazione ai sopraelencati principi nasconde, verosimilmente, un alibi.