CRONOSFERA (italiano)

74. Folk Cinema – Cronosfera (watch previews below)

Folk Cinema – Cronosfera (2015) è, tecnicamente, un film “collettivo” e “d’improvvisazione” per ciò che riguarda la costruzione del suo livello visivo, girato con le metodiche più elementari del film etnografico (cioè il mantenimento dell’ordinamento temporale degli eventi e la predisposizione di strutture d’improvvisazione per attori non professionisti) e strutturato allo stesso tempo su una narrazione “implicita” interamente gestita sulla dimensione acustica. Il film, per la prima dozzina di giorni di riprese, documenta la perlustrazione ritualistica del sito della diga incompiuta di Blufi in provincia di Palermo, per poi continuare sulla pista della ricerca in ecologia acustica e antropologia del suono condotta al suo interno per via dell’eccezionale risonanza del paesaggio sonoro in precisi punti d’ascolto.
Sostanzialmente, l’intera area possiede da sempre i requisiti per essere considerata una riserva naturale, e il piccolo fiume al suo interno non ha mai potuto garantire un approvvigionamento d’acqua che potesse legittimare lo sventramento operato tra gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso. Questo evento ha lasciato un vuoto di senso incolmabile nel tessuto sociale, soprattutto in relazione a ciò che è andato perduto con l’esproprio statale, un capolavoro di manipolazione di coscienze e di nuove strategie mafiose.
6Scopo del film sarebbe quindi quello di innestare nelle comunità locali – madonite – l’idea di una riserva naturale dall’inusuale interesse scientifico, e culturale, per via del modo in cui il paesaggio sonoro risuona nel punto d’ascolto ai piedi della montagna in cui vengono convogliati i suoni di due gallerie provenienti dalla vasca di raccolta posta sulla sommità della stessa e le onde stazionarie di un tunnel che l’attraversa dall’interno. Determinando così un singolare effetto d’amplificazione. Questo punto d’ascolto ha una forte connotazione atmosferica e un forte impatto visivo per via del Volto che sembra stagliarvisi di fronte, un’alterità monumentale, paragonabile per dimensioni ad una Sfinge post-moderna.
Poste queste premesse l’intera realizzazione può essere considerata alla stregua di una composizione sonora, nella cui seconda parte si trasforma “dall’interno” il discorso sonoro. Nella prima parte del film infatti viene mostrata la peregrinazione del gruppo nei luoghi di maggiore risonanza della diga, ma la funzione del suono rimane ancorata alle dimensioni drammaturgiche tradizionali della musica nel cinema. Negli ultimi due capitoli del film invece, oltre a venir meno l’elemento umano nel campo del pro-filmico, cambia il registro percettivo delle proprietà del suono: la musica, con lo scorrere del film viene percepita sempre più come intra-diegetica (per una progressiva confluenza e convergenza delle sonorità musicali con i suoni registrati all’interno delle varie cementificazioni risonanti) e si trasforma nel decimo capitolo in un immagine-paesaggio sonoro, cioè in un flusso omogeneo di suoni perdurati che lascia libero spazio all’astrazione concettuale. Funge cioè da collante riflessivo all’idea della Totalità vivente che nel frattempo si va configurando attraverso il montaggio delle documentazioni video. Queste raccolgono un anno di riprese compiute per mezzo della telecamera con frequenza mensile, mentre una sola è la sessione di registrazione audio riorganizzata come ascolto intensivo quadrifonico dei suoni dell’ovulazione delle rane.


Il film termina con il capitolo XI – Blufilm – che è anche elaborato della tesi di dottorato L’immagine-suono. Un paradigma d’ascolto in Antropologia del Suono (Universitá degli Studi di Torino – 2013).
Esso consiste di due catene sintagmatiche audio/video scisse e indipendenti che si ricongiungono infine in un lungo piano sequenza “concretamente” audiovisivo tutto girato nel punto d’ascolto in cui a giorni alterni, nei mesi estivi dell’anno 2012, con un microfono omnidirezionale soundfield sono stati registrati i suoni del crepuscolo. Questa immagine audiovisiva ricompone il codice che in termini sperimentali era stato infranto, restituisce l’habitus percettivo quasi come un lieto fine, e s’imprime come sensus loci che legittima la relazione emotiva tra ricercatore e ambiente.
Il film è disponibile in anteprima YouTube, per politiche personali in relazione alla reperibilità della ricerca. Ma la sua immagine-suono è stata ideata per un’ambiente acustico immersivo quadrifonico in cui i contenuti sonori provenienti dagli altoparlanti alle spalle dell’ascoltatore hanno preciso valore drammaturgico.